Dispositivi per realtà aumentata: quali sono?

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Al giorno d’oggi esistono svariati dispositivi per realtà aumentata.
Alcuni di essi sono già ben sviluppati, altri invece sono ancora in fase di sviluppo e necessitano di maggior tempo per raggiungere la loro fase più matura.

Una prima grande divisione vede questi dispositivi per la realtà aumentata dividersi in due macro categorie: device indossabili e device non indossabili.
Rientrano nella prima categoria: headsets; smartglasses; elmetti e in futuro anche lenti a contatto.
Tra i device non indossabili troviamo invece: tutti i mobile device come smartphone, tablet, ecc; televisioni; PC ed infine head-up display (integrati e non)

Un’ulteriore suddivisione si basa direttamente sul tipo di device utilizzato. L’esperienza di realtà aumenta può esser fatta su dispositivi appositamente progettati per tale scopo, oppure su altri tipi di device non pensati appositamente per tale scopo (in questa categoria troviamo maggiormente i device non indossabili).

Ora analizzeremo solo quei device appositamente pensati e costruiti per fornire all’utente una concreta esperienza di realtà aumentata. Per riuscire in tale scopo questi dispositivi utilizzano dei display see-through.


Smart-glasses: il dispositivo per realtà aumentata più famoso

Gli smart-glasses sono forse il tipo di device più famoso per la realtà aumentata, grazie anche all’ottimo lavoro svolto da Google per lo sviluppo dei suoi google glasses.

Questa grande categoria è più complessa di quanto si possa pensare e prevede al suo interno una forte sotto segmentazione.
Una prima suddivisione divide gli smart-glasses in integrati ed in add-onn. Se un qualsiasi device può essere indossato o “aggiunto” a dei normali occhiali allora siamo di fronte ad un dispositivo add-on. Se invece esso include o integra al suo interno lenti o altri elementi (come microfono, camera, cuffie) allora può essere considerato integrato.

Definiti i concetti di smart-glasses integrati e add-on possiamo successivamente suddividere queste due categorie in base al luogo in cui vengono utilizzati.

Esistono infatti smart-glasses da interno o da esterno.
La suddivisione in base al luogo di utilizzo (indoor o outdoor) non va sottovalutata: consideriamo, per esempio, degli smart-glasses che montano una tecnologia che permette loro di misurare la distanza tra gli oggetti. Questa tecnologia utilizza dei sensori che dipendono dalla luce, e non riuscirebbe a funzionare in maniera corretta se esposta ai raggi UV dell’esterno.
In altri casi invece il display potrebbe non essere abbastanza luminoso per la luce dell’ambiente esterno.

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Gli smart-glasses possono poi variare molto a seconda del tipo di utente. Il tipo di utilizzo è completamente diverso a seconda che siano stati progettati per un utente comune per scopi specifici.

Quelli pensati per un utente comune saranno probabilmente collegati con il nostro smartphone, andando quindi a sfruttare i sensori all’interno di esso, come GPS, giroscopio, ecc. e saranno in grado di mostrarci sul display dei nostri occhiali qualsiasi tipo di notifica/informazione che provenga da essi. Questi tenderanno ad assomigliare il più possibile a dei normali occhiali.

Quelli progettati invece per un uso più specifico (ambito commerciale, scientifico, medico, ecc) saranno più performanti rispetto ai precedenti in quanto dovranno compiere funzioni più impegnative. Rientrano in questa categoria anche gli smart-phone progettati per persone con disturbi visivi.

La grande differenza quindi tra queste categorie è che gli smart-glasses pensati per un uso più comune avranno al loro interno tecnologie più “semplici” e sfrutteranno molto di più le componenti dei device a cui si collegano.
Gli smart-glasses per un uso più specifico utilizzano invece tecnologie più complesse e quindi maggiormente difficili da sviluppare in maniera corretta, rispetto ai dispositivi per realtà aumentata più economici.

Infine, la normalità vuole che uno smart-glasses abbia due display, uno per occhio, fornendo una vista binoculare. Esistono anche prototipi con solo un display (spesso tutti gli smart-glasses add-on hanno un solo display).
La vista binoculare fornisce una visione più naturale ed un campo di vista migliore dell’ambiente circostante.
Quella monoculare invece spesso causa mal di testa, in quanto lo schermo ostruisce la vista piuttosto che sovrapporsi alla realtà.

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Fonte: Newsy.com

Head-Up Display: una possibile rivoluzione nel mondo delle autovetture

Il mondo dei device Head-up display (HUD) per la realtà aumentata sta trovando un forte impiego negli ultimi anni tra le automobili più tecnologiche.
Vengono considerati HUD solamente quelli con una tecnologia add-on o con retrofit system, non quelli installati in precedenza in fase di fabbricazione. Questi dispositivi vengono ultimamente installati in auto di lusso, tant’è che grandi marche come Audi, BMW, Lexus, Mercedes, ecc. hanno già sensibilizzato i propri consumatori all’utilizzo degli head-up display e proposto al legislatore l’adozione.

Un retro-fit display è, di solito, un device low-cost che si connette con la diagnostica di bordo dell’automobile. Successivamente questo dispositivo dovrebbe proiettare sullo schermo la velocità, la temperatura dell’acqua, il livello di batteria ed altre informazioni utili riguardanti il veicolo.

Un altro esempio è l’utilizzo di applicazioni dello smartphone che, collegandosi con la macchina, ci mostrano le informazioni principali sullo schermo del telefono. Ovviamente l’utilizzo di questa tecnologia non è limitata solo alle automobili, ma si pensa ad un possibile utilizzo anche su bus, camion e navi.

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Fonte: PCMag.com

Proiezioni: una nuova frontiera per la realtà aumentata

Quando parliamo di proiezioni stiamo parlando di una tecnologia che non è presente in un device specifico, ma che sfrutti determinate caratteristiche di altri dispositivi per combinare l’immagine e la luce circostante per far vedere queste proiezioni all’occhio umano.
Per proiettare un’immagine è richiesto infatti un device in grado di riflettere la luce, oppure un medium che invii la luce (e quindi l’immagine) alla vista del consumatore.

Gli smart-glasses (o altri tipi di dispositivi per realtà aumentata, che possiedono un display, come quello dello smartphone) possono svolgere la funzione di medium che invia luce e immagini.
Tramite la lente degli occhiali possiamo vedere il mondo esterno, a cui si sovrappongono le immagini, le informazioni fornite dal device. In questo caso piuttosto di proiezioni sarebbe più corretto parlare di realtà mista o realtà proiettata.

Possiamo invece considerare più vicine al senso comune di proiezioni due tipi di tecnologie che si stanno sviluppando negli ultimi anni: la spatial augmented reality e l’automatic virtual environment (ambiente automatico virtuale) meglio conosciuto con l’acronimo CAVE.

Per Spatial Augmented Reality (SAR) si intende una branca della realtà aumentata basata sulle proiezioni, senza l’utilizzo di occhiali. Essa sfrutta il modo in cui i nostri occhi percepiscono gli oggetti in 3D e permettono di percepire un’esperienza in 3D.
La SAR permette di vedere immagini in movimento su qualsiasi superficie, mappando quest’ultima, tracciando la posizione dell’utente e quindi proiettando un’immagine che si adatta al campo visivo di esso, cosi da essere percepita come 3D.

CAVE è invece una realtà virtuale immersiva dove le immagini in 3D sono retroproiettate su degli appositi cubi della grandezza di una stanza (tra i tre e i sei cubi, in media).
Dal 2009 i Cave sono formati da pannelli LCD o OLED, eliminando cosi la necessità e lo spazio dei proiettori. Un CAVE può mostrare video proiezioni del mondo esterno, quindi in questo senso potrebbe essere considerata una realtà aumentata a visione ostruttiva.

Combinando l’ambiente della realtà aumentata con ambiente virtualmente immersivo si possono ridurre i gap interattivi e fornire delle interazioni incorporate. Un CAVE può inoltre essere osservato contemporaneamente da molte persone, indossando degli occhiali stereoscopici: dei particolari dispositivi per la realtà aumentata.

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Fonte: ITX100.com

Prospettive future sui dispositivi per realtà aumentata

Tutti questi dispositivi per realtà aumentata descritti, al giorno d’oggi riescono a fornire un’ottima esperienza all’utente.
Sono però ancora lontani dalla perfezione e dallo sfruttare a pieno le potenzialità della realtà aumentata. Basti pensare che un giorno, magari nemmeno troppo lontano, potremmo avere delle lenti che sfrutteranno tale tecnologia e compiere attività che ancora non ci immaginiamo (come la traduzione in tempo reale).
Probabilmente la realtà aumentata seguirà il percorso che a suo tempo è toccato al mobile phone: da oggetto del mistero a device indispensabile per la nostra vita.

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