Il Motor Show di Bologna spiega nel suo stesso nome i suoi fini: è uno show che va toccare le corde più passionali dell’animo di un amante dei motori. Va a stuzzicare quella voglia di di acciaio brutale contro fango, di gomme contro asfalto. L’hangar è immenso e si trova affianco la pista dove la gente assiste a tutti gli spettacoli principali, un viavai continuo di persone e veicoli, ognuno nel proprio box, nel proprio mondo. Indaffarati e laboriosi a loro modo, che si tratti di staccare un bullone di forza con una chiave inglese o valutare su sofisticati software il momento migliore in cui far raggiungere il picco della coppia. I Giapponesi sono i primi ad indossare le mie gopro. Le controfigure del film “Fast and Furios Tokio drift” Nobushige Kumakubo e Naoto Suenaga con le loro auto giapponesi, lontane dal mio mondo occidentale, di auto eleganti e veloci che sfilano tra curve. Hanno colori chiassosi, e i loro rombi grezzi e potenti paiono volersi imporre sugli altri, come troppi leoni in una sola gabbia. Con un traverso dopo l’altro non fanno altro che far rimanere a bocca aperta me e la folla tanto da lasciare in secondo piano la preoccupazione di vedere schiacciate le diverse hero 4 black edition che avevo posizionato sulle fiancate delle auto!

Ma se si cerca avventura sono le auto da rally il sogno da seguire. Un tempo piccole utilitarie come Ford, Skoda e Citroen trasformate da meccanici e tecnici di tutto il mondo in piccoli mostri divoratori di sterrati. Ci sono piloti famosi a guidare questi spettacoli a cinque porte, da Ken Block a Villeneuve. Galli osserva da dietro il tabellone dei tempi. Ad ogni giro le auto sono sempre più sporche ed i tempi si abbassano man mano. A battere i secondi come un martello arriva Kubica che si impone in finale sull’americano, stracciando i record della pista.

Ma neanche il tempo di levarsi il fango di dosso che si presenta in quell’hangar la quinta essenza della velocità. Un concentrato di tecnologia atto esclusivamente a percorrere un circuito asfaltato nel minor tempo possibile, una F1. Tra accelerate, pit stop e staccate all’ultimo Fisichella, con la sua Ferrari, saluta il pubblico con un burnout, quasi a voler dimostrare la supremazia della classe regina. Motor Show è spettacolo. Alla fine quando si abita tutti nel Tempio del Rumore e della Velocità, si parla sempre una sola lingua.

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Foto e video di Emanuele Marafante.